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Le voci lontane

I tuoi occhi nell’infinito, fissi, lì, il tuo sguardo immobile. 
Trepida la vana attesa e grida agli dei impietosi con la speranza del levarsi del sole, del ritorno alla luce. Corri nel buio di una eclissi, disperso nel brusio di voci lontane che chiamano il tuo nome, mentre cerchi la via giusta del ritorno. Nel tuo silenzio c’è un frastuono che si annoda forte in gola. 
Presto sarà Natale, un Natale diverso da vivere e mi domando dove sei, in quale dimensione ignota ti trovi. 
C’è smania nella tua immobilità, nei tuoi movimenti impercettibili controllati da gelidi computer che girano in tondo alla rinfusa cercando informazioni da coordinare. 
Nell’angolo della stanza tecnologica c’è un albero spoglio, addobbato con un significato da capire, un senso da dare, un cuore da amare, una magia da creare, un Credo da recitare. 
Brucia veloce il tempo del Natale in questa notte, si regalano istantanee da incorniciare ai ricordi, attimi custoditi nei meandri della memoria, impressi sulle pareti del cuore. 
Questa notte, ferma nel tempo dei tuoi vent’anni, che non ha più quel luccichio, quella luce, che s’accendeva nei tuoi occhi di ragazzo. 
Brillava, come per incanto, il tuo volto e gli occhi si spalancavano di meraviglia nell’attimo in cui si avverava la venuta del Bambinello nel presepe! 
E tu eri felice insieme a quei regali che rivelavano prolungamenti di amore, scatole ripiene di grandi valori che alimentavano il tuo albero della vita. 
Ti stringo tra le braccia caro nipote mio, guardo i tuoi occhi spenti e penso: Sei tu il mio Natale! La luce che si irradia dai tuoi occhi, è il più bel dono da scartare!
Per me, per noi, per tutti quelli che ti amano e ti aspettano. 

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